Nel contesto climatico sempre più estremo che caratterizza le estati italiane, diventa prioritario tutelare chi lavora all’aperto o in ambienti esposti a condizioni meteo critiche. Lo scorso 2 luglio, le Parti Sociali hanno sottoscritto il Protocollo quadro per l’adozione di misure di contenimento dei rischi lavorativi legati alle emergenze climatiche, un documento che punta a prevenire infortuni e malattie professionali, salvaguardando allo stesso tempo la continuità delle attività produttive.
Il Protocollo è frutto di un percorso concertativo promosso dal Ministero del Lavoro, che ha accolto la richiesta formale delle Parti di recepire e sostenere l’efficacia di questo strumento. Tra i firmatari, ANAEPA-Confartigianato Edilizia ha espresso apprezzamento per un testo che riconosce il valore della contrattazione collettiva a tutti i livelli – nazionale, territoriale e aziendale – evitando di introdurre nuove rigidità legislative che avrebbero potuto penalizzare le imprese.
Il documento richiama il quadro normativo del D.Lgs. 81/2008, confermando l’obbligo di valutazione dei rischi e di aggiornamento dei documenti di sicurezza, ma lascia spazio alla flessibilità organizzativa, consentendo accordi attuativi specifici per settore o area geografica.
In linea con questo approccio, il nuovo CCNL Edilizia Artigianato (allegato I) prevede esplicitamente la possibilità di rimodulare l’orario di lavoro in caso di condizioni atmosferiche avverse, rafforzando la protezione dei lavoratori nei momenti più critici.
Il Protocollo potrà fungere da base per accordi locali e aiutare le autorità territoriali a coordinare le risposte in caso di emergenze. Le Parti Sociali chiedono inoltre al Governo di supportare l’attuazione del Protocollo con misure concrete, tra cui:
Un passo importante è già arrivato: l’INPS, con il Messaggio n. 2130 del 3 luglio 2025, ha chiarito le modalità di accesso alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (CIGO) per emergenza climatica. Tra le novità, viene stabilito che anche le temperature percepite superiori ai 35°C, pur non effettivamente registrate, sono considerate valide per giustificare la richiesta di sostegno, a condizione che sussistano reali difficoltà operative.
Si tratta dunque di una svolta importante per la sicurezza nei luoghi di lavoro in un’epoca in cui le emergenze climatiche sono sempre meno eccezionali e sempre più strutturali. Un segnale positivo di dialogo tra istituzioni, imprese e lavoratori, in nome della salute e del buon senso.
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