CONFARTIGIANATO – In un Paese dove fare impresa è spesso un’impresa, l’artigianato italiano continua a dimostrare una sorprendente vitalità. A raccontarlo con rigore e visione è Enrico Quintavalle nel suo approfondimento “Dieci driver evolutivi dell’artigianato che cresce”, pubblicato sul nuovo numero della rivista Spirito Artigiano, il periodico di Confartigianato Imprese.
L’articolo analizza i dati degli ultimi cinque anni – dal 2019 al 2024 – un periodo segnato da crisi globali, pandemie, guerre, stretta monetaria e nuove incertezze geopolitiche. Eppure, in questo contesto complesso, emergono dieci settori dove l’artigianato non solo resiste, ma cresce a doppia cifra.
Una vera e propria evoluzione darwiniana della microimpresa, dove a sopravvivere sono le realtà più dinamiche, capaci di adattarsi al cambiamento e di interpretare una domanda sempre più attenta alla qualità, alla sostenibilità e alla prossimità.
1. Abitare
Il comparto casa cresce del 10,1%: trainano bonus fiscali, ristrutturazioni, efficientamento energetico e mobilità abitativa.
2. Benessere e salute
Un aumento del 20,5% grazie a centri estetici, sanificazione, manutenzione di apparecchi elettromedicali e servizi legati allo sport.
3. Consumi evoluti
+17,5% per le imprese che intercettano i nuovi desideri dei consumatori: personalizzazione, cibo artigianale, riparazioni sartoriali e servizi per animali.
4. Logistica
+17% grazie all’e-commerce, alla mobilità urbana su misura, ai servizi integrati e al trasporto via mare.
5. Ambiente e riuso
Un boom del 23,8% spinto dalla transizione green, dalla manutenzione del paesaggio e dal recupero di macchinari e risorse.
6. Tecnologia applicata
+22,1% per chi lavora sulla manutenzione industriale e su impianti complessi, tra competenze manuali e digitali.
7. Artigianato digitale
+23,7% nei servizi digitali su misura: software, siti web, grafica e consulenza IT per imprese e privati.
8. Design e creatività
+21,9% per l’artigianato che fonde estetica e funzionalità: dai mobili agli strumenti musicali, fino all’arredo artistico.
9. Spettacolo e cultura
+18,2% per chi lavora nell’indotto della cultura: produzione audiovisiva, eventi, marketing e restauro artistico.
10. Sicurezza fisica e digitale
+11,3% per microimprese che offrono protezione: antifurti, antincendi, emergenze e manutenzioni specializzate.
«In un’Italia che continua a ostacolare l’imprenditorialità con tasse alte, burocrazia inefficiente e fuga di competenze – scrive Quintavalle – l’artigianato riesce a trasformare la crisi in un’occasione di selezione e di crescita qualitativa».
I dati analizzati nell’articolo si basano su elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato, incrociando fonti come Banca d’Italia, Eurostat, Istat e Unioncamere-Infocamere.
La lezione che emerge è chiara: le imprese che resistono e prosperano sono quelle radicate nei territori, capaci di interpretare bisogni nuovi, di innovare senza perdere il proprio DNA e di costruire relazioni umane oltre che commerciali.
Un artigianato che cambia pelle, ma non identità. E che, nonostante tutto, cresce.
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