CONFARTIGIANATO – La crescita dell’occupazione italiana coinvolge anche il Mezzogiorno e consegna alla Calabria un segnale incoraggiante, che deve però essere letto alla luce delle fragilità strutturali del mercato del lavoro regionale. Nel secondo trimestre del 2026, infatti, il Sud registra un aumento degli occupati dell’1,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un ritmo superiore alla media nazionale dell’1%.
Il dato riguarda l’intera ripartizione meridionale e non consente di attribuire automaticamente alla Calabria la stessa variazione. Indica tuttavia che la crescita non è più concentrata soltanto nelle aree economicamente più forti del Paese e che anche il Mezzogiorno partecipa alla fase positiva. Per la Calabria, dove occupazione, redditi e partecipazione al lavoro restano storicamente distanti dalle medie italiane, la vera sfida è trasformare questa tendenza in posti stabili, qualificati e duraturi.
Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato sui dati Eurostat, nel secondo trimestre gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni e 447 mila, con 246 mila unità in più rispetto a un anno prima. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è salito al 63,4%, mentre le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 167 mila e il tasso di disoccupazione è sceso al 5,9%.
Il quadro nazionale mostra anche un miglioramento nella composizione dell’occupazione. I dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 155 mila unità, mentre quelli con contratto a termine sono diminuiti di 33 mila. Ancora più evidente la ricomposizione sul fronte dell’orario: gli occupati a tempo pieno sono cresciuti di 345 mila unità, mentre quelli a tempo parziale sono calati di 99 mila.
Indicazioni importanti per la Calabria, dove la questione non riguarda soltanto il numero delle persone occupate, ma anche la continuità dei rapporti di lavoro, i livelli retributivi e il ricorso a contratti precari o involontariamente part-time. L’aumento del lavoro stabile e a tempo pieno rappresenta quindi la direzione da consolidare anche sul territorio regionale, affinché il miglioramento statistico produca effetti concreti sulla capacità di spesa e sulle condizioni delle famiglie.
Si rafforza inoltre il lavoro indipendente, particolarmente significativo in una regione caratterizzata da micro e piccole imprese, attività artigiane e autoimpiego. In Italia gli indipendenti hanno raggiunto 5 milioni e 364 mila, con 123 mila occupati in più in un anno. La crescita è concentrata soprattutto tra gli autonomi senza dipendenti, aumentati del 3,4%.
Il dinamismo dell’occupazione femminile costituisce un altro elemento centrale per la Calabria, che continua a scontare una partecipazione delle donne al mercato del lavoro particolarmente debole. A livello nazionale le occupate sono aumentate dell’1,4%, il doppio rispetto allo 0,7% registrato dagli uomini. Il tasso di occupazione femminile è cresciuto di 0,9 punti, mentre la disoccupazione delle donne è diminuita nella stessa misura.
Segnali positivi arrivano anche dagli under 35, cresciuti dell’1,3%. Tuttavia, per una regione segnata dalla fuga di giovani e competenze, l’aumento quantitativo non basta: occorrono opportunità in grado di trattenere laureati, tecnici e professionalità, accompagnando la crescita con formazione e salari adeguati.
Rilevante anche l’apporto dei lavoratori stranieri. Nel secondo trimestre gli occupati non italiani sono arrivati a 2 milioni e 687 mila, 116 mila in più rispetto al 2025. Quasi la metà della crescita complessiva dell’occupazione nazionale è legata alla componente straniera, la cui incidenza ha raggiunto il massimo storico dell’11%. Un contributo sempre più importante anche nei territori che faticano a reperire manodopera, a causa dell’invecchiamento della popolazione e dello spopolamento.
Sul piano settoriale, la crescita è sostenuta dai servizi, in aumento del 2,1%, mentre rallentano le costruzioni e resta debole la manifattura. Per la Calabria ciò impone di sostenere contemporaneamente turismo, servizi, artigianato e piccola impresa, senza rinunciare a rafforzare la base produttiva.
Il quadro, dunque, è positivo ma non autorizza facili entusiasmi. Il Mezzogiorno cresce più della media, ma la Calabria deve ancora colmare divari profondi. Servono politiche capaci di trasformare la ripresa in lavoro stabile, aumentare l’occupazione femminile e giovanile, sostenere gli autonomi e rispondere alla difficoltà delle imprese nel trovare personale, che a settembre interessa il 44% delle figure ricercate. Solo così la crescita potrà diventare sviluppo reale e inclusivo.
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