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Venerdì 18 Ottobre 2019

STUDI – Mercato elettrico: vale 14,2 miliardi di euro il segmento di riferimento delle micro e piccole imprese

Nell’arco degli ultimi cinque anni la quota di vendite sul libero mercato dell’energia elettrica è salita di 3,4 punti percentuali.
E’ quanto emerge dall’analisi dei dati della Relazione annuale della Autorità ci consente di esaminare alcuni elementi strutturali del 
mercato dell’energia elettrica delle imprese nel 2018. L’esame del bilancio dell’energia elettrica evidenzia che il volume dei consumi di del segmento non domestico è di 197,9 TWh e rappresenta il 77,6% delle vendite finali. Nei consumi non domestici prevale il mercato libero, con il 90,5% delle vendite a fronte del 7,4% della maggior tutela e del 2,2% della salvaguardia.
Nel segmento di mercato di riferimento per le piccole imprese, comprendente le classi di consumo fino a 500 MWh, si addensa il 99,1% dei punti di prelievo (7 milioni 138 mila) e il 40,3% dei consumi non domestici (77.907 GWh). Nel dettaglio si osserva che nella tutela con potenza impegnata fino a 16,5 kW si trova il 39,4% dei punti di prelievo totali del segmento e il 9,5% dei volumi e nella tutela con oltre 16,5 kW di potenza si trova il 3,0% dei punti di prelievo e l’8,6% dei volumi; nel mercato libero il 57,6% delle utenze del segmento determina l’81,9% dei consumi; quest’ultima quota è naturalmente correlata con il consumo dell’impresa e oscilla dal minimo del 57,8% per consumi fino a 5 MWh al massimo del 93,7% per consumi tra 100 e 500 MWh. Per il segmento di piccola impresa il consumo medio in maggior tutela fino a 16,5 kW di potenza è di 2.627 kWh per punto di prelievo mentre oltre i 16,5 kW sale a 31.376 kWh; nel mercato libero il consumo per ciascun punto è di 15.512 kWh.
L’analisi per classi di consumo evidenzia che fino a 5 MWh di consumi si addensa il 70,1% dei punti di prelievo del segmento di piccola impresa e l’8,6% dei consumi, tra 5 e 20 MWh il 18,1% delle imprese consumatrici determina il 16,8% dei volumi, tra 20 e 100 MWh il 9,8% dei punti di prelievo determina il 37,1% dei volumi e infine tra 100 e 500 MWh il 2,0% dei punti di prelievo determina il 37,5% dei volumi.
Affinando ulteriormente l’analisi del segmento di utenze composto da micro e piccole imprese per livello di tensione, si osserva che l’energia distribuita per ‘Altri usi’ – il non domestico esclusi regimi speciali e illuminazione pubblica e punti di emergenza – il volume di energia elettrica in bassa tensione rappresenta il 34,9% del totale, quello di media tensione il 48,1% mentre all’alta e altissima tensione si riferisce il restante 17,0%. Il consumo medio per un’impresa in bassa tensione è di 9.994 kWh, sale a 944.850 kWh in media tensione per arrivare a 45.883.311 kWh in alta e altissima tensione.
Sulla base dei prezzi rilevati da Eurostat si stima che il valore del mercato elettrico delle piccole imprese sia di 14,2 miliardi di euro, di cui circa un terzo, pari a poco meno di 4,5 miliardi di euro, nella classe fino a 20 MWh e i restanti due terzi, pari a 9,8 miliardi di euro nella classe di consumo tra 20 e 500 MWh. Sul fronte del costo dell’energia elettrica il sistema delle piccole imprese italiane presenta ancora un forte gap di competitività. L’ultimo 
report trimestrale sul sistema energetico italiano dell’Enea evidenzia che il più recente aumento dei prezzi sia più accentuato per il nostro paese che non per la media della area Euro e che nel confronto internazionale “il livello dei prezzi rimane inoltre notevolmente più elevato per tutte le fasce di consumo, eccezion fatta per la classe maggiore (70.000 – 150.000 MWh annui)”; nell’analisi viene anche segnalata la riduzione del divario di prezzo nel corso degli ultimi cinque anni. Sullo spread di prezzo dell’energia elettrica pagato dalle micro e piccole imprese italiane pesa, come noto, un maggiore – e squilibrato – prelievo per accise e oneri generali di sistema.
L’analisi nella rubrica ‘Imprese ed energia’ su 
QE-Quotidiano Energia